lunedì 5 febbraio 2018

Piano Urbano Mobilità Sostenibile

 MOZIONE
Alessandria, 5 febbraio 2018 Oggetto: P.U.M.S./P.G.T.U, riapertura termini per le osservazioni e percorso di approvazione
PREMESSO che:
- L’inquinamento atmosferico, secondo l’ultima serie di dati diffusi dagli organi competenti, sta raggiungendo livelli estremamente preoccupanti, e che, per quanto non risolutivi, gli atti dei Comuni devono tendere con ogni mezzo a ristabilire condizioni di minor rischio per i cittadini che subiscono tali preoccupanti indicatori;
- la qualità della vita e della dimensione urbana dipende anche dalla riduzione e regolazione della circolazione degli automezzi privati;
- i piani del traffico “sono finalizzati ad ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e della sicurezza stradale, la riduzione degli inquinamenti acustico ed atmosferico ed il risparmio energetico, in accordo con gli strumenti urbanistici vigenti e con i piani di trasporto e nel rispetto dei valori ambientali, stabilendo le priorità e i tempi di attuazione degli interventi. Il piano urbano del traffico prevede il ricorso ad adeguati sistemi tecnologici, su base informatica di regolamentazione e controllo del traffico, nonché di verifica del rallentamento della velocità e di dissuasione della sosta, al fine anche di consentire modifiche ai flussi della circolazione stradale che si rendano necessarie in relazione agli obiettivi da perseguire”;
- il Codice della Strada (D. Lgs. n. 285 del 30 aprile 1992 e s.m.i.) prevede, all’art. 36, l’obbligo di adottare i Piani urbani del traffico per i Comuni con popolazione residente superiore a trentamila abitanti;
- l’articolo 22 della legge 24 novembre 2000, n. 340 istituisce appositi Piani Urbani di Mobilità (PUM); - il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha emanato nel 2002 specifiche Linee guida per i PUM, da intendersi quali "progetti di sistema della mobilità";
- l'Unione Europea ha inoltre promosso l'adozione, presso i sistemi territoriali locali, di Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS /SUMP), in ultimo emanando, nel 2014, specifiche Linee guida europee, orientate in particolare a fare dei PUMS strumenti di pianificazione dei trasporti in grado di contribuire in maniera significativa a raggiungere gli obiettivi comunitari in materia di energia e clima; - l’ultimo aggiornamento approvato del Piano Generale del Traffico del Comune di Alessandria risale all’anno 2009.
CONSIDERATO che:
- le strategie e le azioni, pubbliche e private, nell’ambito della mobilità, sono un campo di prova fondamentale per recuperare in qualità urbana e assicurare un equilibrio effettivo tra domande di mobilità, qualità della vita, protezione ambientale e salute;
- al fine di rendere sostenibile il settore della mobilità e dei trasporti è richiesto un approccio
integrato in grado di tenere conto sia dei fattori determinanti la domanda di mobilità (struttura territoriale, economica e socio-demografica) sia degli impatti che il modello di mobilità prevalente determina sull’ambiente (inquinamento atmosferico, emissioni di gas serra, rumore, consumo di risorse

 non rinnovabili (es: suolo e combustibili fossili), in termini di costi sociali (es: incidentalità e mortalità, tutela della salute) e mancata efficienza nell’uso delle risorse.
DATO ATTO, che, al fine di perseguire i succitati obiettivi:
- nel 2014 la Giunta Comunale, con deliberazione n. 289, approvava il documento contenente indirizzi a supporto della redazione del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, avviando le procedure per la redazione contestuale dell’aggiornamento del PGTU e la redazione del PUMS, allo scopo di inquadrare le misure di più breve periodo (orizzonte biennale) tipiche del PGTU all’interno di una visione più strategica e di medio-lungo periodo proprie del PUMS;
- con Deliberazione n. 339 del 02/12/2014 “Programma Attuativo Regionale PAR FSC 2007-
2013 - Asse III Riqualificazione Territoriale - Linea d’azione "Asse III.I – Programmi Territoriali Integrati" - PTI della Piana alessandrina - Interventi previsti nel Comune di Alessandria” la Giunta Comunale definiva una nuova ipotesi progettuale che prevedeva l’utilizzo dei fondi Regionali attribuiti al Comune dal PTI per una complessiva riorganizzazione della mobilità all’interno del territorio comunale;
- La Regione Piemonte con deliberazione di Giunta del 15.06.2015 approvava la nuova ipotesi formulata dal Comune di Alessandria;
- con determinazione dirigenziale 1774 del 07.08.2015 il servizio Mobilità avviava il procedimento di gara pubblica per l’affidamento della redazione del PUMS e aggiornamento del PGTU che si concludeva con l’aggiudicazione definitiva alla società T.R.T. srl nel gennaio 2016;
- con deliberazione di G.C. del 25.09.2015 era costituita una Unità di Progetto intersettoriale per
la viabilità, coordinata dal Responsabile dell’Unità Operativa in Staff per Mobilità e Trasporti, con il compito di supportare l’avvio delle procedure per l’aggiornamento del PGTU e la redazione del PUMS.
DATO ATTO che
- nel periodo giugno-dicembre 2016 si è sviluppata la stesura della prima proposta di Piano da parte della Società T.R,T. sulla base delle indicazioni strategiche fornite dall’Amministrazione ed in stretto raccordo con gli uffici competenti;
- nei mesi di gennaio e di febbraio 2017 sono stati recepiti i contributi tecnici da parte di ARPA Piemonte, ASL Alessandria, Regione Piemonte, Provincia di Alessandria sulla prima bozza di
Piano redatta dalla società TRT;
- con deliberazione n. 65 del 22.03.2017, in esito alla valutazione di assoggettabilità alla procedura di V.A.S., si stabiliva che, in fase di adozione e di approvazione nonché di realizzazione dell’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U.) e del nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.) della Città di Alessandria, si sarebbero dovute rispettare le seguenti prescrizioni:
a. L’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U.) e il nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.) devono corrispondere alla “Proposta di Piano – versione 5” datata 13.03.2017, predisposta dalla società incaricata T.R.T. Trasporti e Territorio S.r.l. a seguito delle osservazioni rese dai soggetti competenti in materia ambientale in sede di Conferenza dei Servizi del 27.01.2017 e nei pareri inviati.
b. Deve essere formalmente costituito un gruppo di lavoro comunale costituito da diversi servizi / uffici, appositamente individuati poiché competenti per le attività di programmazione e/o attuative interconnesse con gli strumenti di pianificazione in oggetto, che assicuri il coordinamento e armonizzazione tra il P.U.M.S. / P.G.T.U e gli altri strumenti di pianificazione e programmazione

 comunali, anche sotto-ordinati e anche con riferimento agli aspetti viabilistici e trasportistici, e l’integrazione degli indirizzi e interventi contenuti nel P.U.M.S./P.G.T.U. all’interno dei procedimenti di autorizzazione e/o realizzazione di infrastrutture e attività di competenza comunale o in cui è coinvolto il Comune.
c. Il gruppo di lavoro comunale deve monitorare, con cadenza almeno annuale, il livello di attuazione degli interventi e il grado di raggiungimento degli obiettivi previsti dal P.U.M.S. / P.G.T.U., anche mediante l’acquisizione e valutazione dei risultati del previsto Piano di monitoraggio e, se necessario, indicare le modalità di rimodulazione delle misure attuative e/o delle tempistiche al fine di raggiungere gli obiettivi prefissati ed individuare eventuali interventi di mitigazione di impatti rilevati in corso d’opera.
d. Il gruppo di lavoro comunale, nell’ambito della sua attività di monitoraggio e coordinamento, nonché di eventuale rimodulazione di contenuti e misure attuative del P.U.M.S. / P.G.T.U., deve valutare come la realizzazione di interventi a scala urbana possa modificare significativamente le funzioni, la qualità e l’attrattività di parti significative della città e deve considerare l’evoluzione degli indirizzi strategici a livello europeo, nazionale e regionale (es. Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti).
e. Il gruppo di lavoro comunale deve coordinarsi con la Centrale di governo della mobilità
prevista dal P.U.M.S.
f. Gli indicatori del Piano di monitoraggio devono consentire la misurazione dei miglioramenti
attesi e le rilevazione di eventuali impatti in corso d’opera e devono essere sensibili rispetto alle variazioni locali, pertanto in corso d’opera devono essere ridefiniti, se necessario per acquisire le informazioni in modo efficiente ed efficace rispetto alla verifica degli obiettivi prefissati.
g. I rilievi di traffico previsti dal Piano di monitoraggio con cadenza biennale, oltre che replicare laddove possibile gli stessi punti di rilievo della campagna di indagine condotta nel 2016, devono focalizzarsi sui nodi di viabilità maggiormente interessati dagli interventi di riclassificazione della rete stradale e di regolamentazione degli accessi al centro storico (es. nodi di collegamento tra gli “Spalti” e la viabilità di accesso al centro storico), al fine di misurare l’effettiva modalità di ridistribuzione dei flussi di traffico rispetto alle previsioni.
h. Gli interventi relativi alla ciclabilità devono essere funzionali al collegamento tra i diversi punti attrattori della città.
i. Gli interventi sulla mobilità elettrica devono essere raccordati e coordinati con le iniziative già attivate da Regione relativamente a tale tematica, al fine di evitare sovrapposizioni e sprechi di risorse. j. Nel caso in cui si preveda la realizzazione di nuove opere infrastrutturali e/o viabilistiche, dovranno essere analizzate le ricadute ambientali alla opportuna scala di dettaglio, con particolare riferimento ai temi paesaggio, risorse idriche e gestione dei rifiuti.
DATO ATTO che nell’ambito della formazione dei Piani in oggetto si sono avuti i seguenti
incontri informatori:
- In data 20.05.2016 e 31.05.2016 - Commissione Consiliare “Sviluppo del territorio” – è stata presentata la bozza di “Documento di indirizzo metodologico e strategico per lo sviluppo del Piano Urbano della Mobilità” ed illustrato il relativo piano delle attività;
- In data 07.07.2016 - Commissione Consiliare “Sviluppo del territorio” – illustrazione “Documento di indirizzo metodologico e strategico per lo sviluppo del Piano Urbano della Mobilità” (Rev. 07) e del “Quadro conoscitivo e Linee di indirizzo”;

 - In data 13.04.2017 - Commissione Consiliare “Sviluppo del territorio” - “Aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U.) e nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.)” Illustrazione della Proposta di Piano;
- In data 23.05.2017 - Incontro con i portatori di interesse (c.d. stakeholders) insediati sul territorio comunale di significativa rilevanza per le politiche della mobilità (Istituti Scolastici - Insediamenti produttivi - Enti pubblici - Rappresentanze delle attività economiche – Gestore del trasporto urbano) “Aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U.) e nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.)” Illustrazione della Proposta di Piano
- in data 25.05.2017 – incontro con la Consulta Ambientale - “Aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (P.G.T.U.) e nuovo Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (P.U.M.S.)” Illustrazione della Proposta di Piano
PRESO ATTO delle risultanze della prima fase di presentazione e consultazione espletata con gli incontri sopra citati.
CONSIDERATO
che la Giunta Comunale con deliberazione n. 168 del 09.06.2017 adottava l’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), nonché il Piano di riassetto del trasporto pubblico urbano e il Piano della sosta, così come revisionati ed integrati a seguito della prima fase di raccolta pareri e di presentazione, disponendo che nel periodo compreso tra il 15 giugno e il 15 settembre 2017, fosse possibile presentare da parte di chiunque, in forma scritta e nel pubblico interesse, osservazioni ai suddetti Piani.
EVIDENZIATO che con la medesima deliberazione n. 168 del 09.06.2017, in attesa degli esiti delle osservazioni alla successiva pubblicazione, si indicavano come comunque meritevoli di particolare approfondimento, nella successiva fase di definizione del Piano, le seguenti tematiche:
- trasporto pubblico urbano: approfondimento della proposta di ridefinizione del servizio in relazione con il soggetto concessionario, alla luce della nuova configurazione societaria del Gestore che si è recentemente definita;
- nodo viabilistico Stazione di Alessandria (1): approfondimento della proposta di risistemazione, con precisazione degli spazi di sosta e manovra del TPL, del servizio pubblico delle autovetture da piazza (taxi), dei cicli e motocicli;
- nodo viabilistico Stazione di Alessandria (2): approfondimento del tema della sosta dell’utenza pendolare, con sviluppo delle relazioni già in atto con il gruppo FS, per l’integrazione degli spazi di sosta di proprietà e gestione del gruppo nell’ambito del piano sosta urbano;
- viabilità sobborghi: sviluppo dell’analisi di talune criticità viabili locali, in coordinamento con gli uffici competenti.
DATO ATTO altresì che tutta la documentazione necessaria è stata già resa pubblicamente accessibile a far data dal 14/04/2017 ed è consultabile sul sito internet dell’Ente nella sezione “Servizi al cittadino – Viabilità e Trasporti”;
RITENUTO, pertanto, di:
- dover procedere prima possibile all’approvazione dell’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), nonché del Piano di riassetto

 del trasporto pubblico urbano e del Piano della sosta (che costituiscono parte integrante del PUMS/PGTU), scegliendo di adeguare gli strumenti di pianificazione-programmazione della mobilità nel solco tracciato da un approccio attento alla dimensione locale;
- Assicurare un’ulteriore fase di consultazione dell’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS), nonché del Piano di riassetto del trasporto pubblico urbano e del Piano della sosta (che costituiscono parte integrante del PUMS-PGTU), di 30 giorni effettivi, durante il quale si potranno presentare, in forma scritta e nel pubblico interesse, osservazioni e proposte ai suddetti Piani.
Il Consiglio comunale IMPEGNA il Sindaco e la Giunta
ad aprire una seconda fase di consultazione dell’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) redatto dalla Società incaricata TRT Trasporti e Territorio srl;
a dare massima diffusione a tutta la documentazione relativa all’aggiornamento del Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) e del Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS);
a presentare le eventuali osservazioni al Consiglio Comunale che delibererà sul loro
accoglimento o rigetto e procederà all’approvazione definitiva dei Piani entro e non oltre il 30 aprile 2018;
a chiedere al Segretario generale di avvalersi di un gruppo di lavoro comunale intersettoriale (era già stato costituito con delibera G.C. n° 65 del 22.03.2017) finalizzato ad assicurare lo svolgimento di tutte le attività propedeutiche alla nuova fase di consultazione e di redazione degli atti conseguenti fino alla presentazione del testo definitivo.
Gruppo consiliare Partito Democratico Gruppo consiliare Lista Rossa


martedì 30 gennaio 2018

Sulla Borsalino e non solo



Lettera aperta alla Città - Gruppi Consiliari Partito Democratico Lista Rossa Alessandria



SULLA BORSALINO E NON SOLO

Cosa possiamo fare concretamente e nel breve termine per il binomio Alessandria - Borsalino

La complessa vicenda giudiziaria che l’Azienda sta vivendo ha riacceso l’attenzione della città​ ​sulla Borsalino con energie che vanno incanalate in un percorso costruttivo. Si tratta di​ ​concentrarsi sul fattibile che oggi ha un nome e cognome: Museo Borsalino. Il Comune ha le​ ​risorse per bandire la gara per il nuovo allestimento, risorse che arrivano anche dalla Regione Piemonte e che sono arrivate non per grazia ricevuta ma alla fine di un primo percorso di approfondimento delle potenzialità della struttura prima discusse e poi esposte in un convegno che si è tenuto a Palatium Vetus nel maggio scorso con interlocutori di livello nazionale ed europeo. Un primo step costruito dal Comune di Alessandria con Fondazione CRAL, Università del Pimonte Orientale, Fondazione CRT e Azienda Borsalino.
Vediamo in​ ​sintesi quali sono i passaggi chiave emersi in questa prima fase di lavoro, lasciando al dibattito​ pubblico e ai nuovi interlocutori​ istituzionali gli approfondimenti e passaggi successivi.​ ​Allestire e gestire in modo moderno il Museo Borsalino sarebbe il miglior strumento per avvalorare​ ​la necessità, per qualunque nuova e definitiva proprietà dell’Azienda, di confermare Alessandria​ ​come anima e cuore del rilancio del marchio e della produzione.

Ci rivolgiamo a tutte le forze vive della città, vogliamo confrontarci e trovare insieme le modalità e gli strumenti più idonei per dare gambe alle idee. L’importanza dell’obiettivo impone a tutti di togliersi giacche e giacchette. Si tratta di lavorare rapidamente a un piano condiviso, operativo, ambizioso e allo stesso tempo realistico.

Alessandria ha un'importante tradizione manifatturiera che trova nella fabbrica Borsalino una delle sue più autorevoli espressioni. La famosa industria del cappello è nata in Città centosessanta anni fa e la sua reputazione si è estesa internazionalmente senza tuttavia che il suo brand venisse collegato con immediatezza alla Città. Si ritiene che la creazione dell'immaginario di Alessandria possa essere perseguita anche con un'attività culturale - espressione della Città e parallela all'auspicato rilancio dell'industria - che le consenta di divenire un importante riferimento in Italia nella considerazione del design applicato all'industria. Non da oggi il design è entrato prepotentemente e diffusamente nella produzione industriale nazionale ed ha fortemente concorso a qualificare il “made in Italy”: il design espresso dalla Borsalino, l'inconfondibile “stile” che caratterizza la sua produzione, diventa così il soggetto centrale di una serie di iniziative culturali che Alessandria può promuovere nell'ambito di un grande riflessione su questo tema. La situazione attuale Borsalino è stata, ed è ancora oggi, profondamente legata ad Alessandria. Numerosi alessandrini hanno contribuito con l'ingegno, la dedizione e la manodopera alla crescita ed affermazione internazionale di tale industria. Per decenni la fabbrica è stata un'importante presenza nel pieno centro cittadino, in uno dei palazzi più rappresentativi dell'architettura ottocentesca di Alessandria, in corso Cento Cannoni.
Per queste ragioni l'Amministrazione Comunale deve lavorare con convinzione alla riapertura al pubblico del rimodernato Museo Borsalino che sarà significativamente allestito al piano terra della sede originale della manifattura. Assieme al corpus espositivo, la didattica museale esplora il profondo rapporto della Borsalino con la Città, narra la vicenda imprenditoriale e soprattutto mostra i prodotti riconducibili ad un "brand" come pochi altri diffuso in tutto il mondo. Il nuovo allestimento del Museo è previsto nel 2018 e in questo senso sarebbe utile istituire un gruppo di lavoro, un piccolo ma adeguato comitato scientifico, che sappia aggiungere contenuti futuri al progetto già presente e finanziato sia dalla Regione Piemonte che dalla Compagnia di San Paolo.

La prospettiva
Il Museo dovrà essere sostenuto con un’attenta programmazione di attività precedenti e successive all'inaugurazione. Il percorso che condurrà all'inaugurazione del Museo dovrà essere oggetto di un'attenta strategia di comunicazione sia in Alessandria sia fuori Città. Tale strategia deve essere finalizzata all'instaurarsi di un clima che culmini con l'apertura del museo catalizzando in tal modo l'attenzione e l'interesse dei media, del tessuto economico e della cittadinanza e dovrà comunicare la complessiva politica culturale della Città di cui l'apertura del Museo Borsalino, come quella relativa alle attività del Marengo Museum, è espressione. Oltre alla pubblicazione di un sito internet di grande attrattività in cui possano essere anticipati i contributi multimediali, devono essere proposte alcune iniziative promozionali. Tali iniziative devono vedere il coinvolgimento della società civile alessandrina e delle categorie economiche che saranno chiamate a contribuire in vari modi alla promozione nell'ambito della loro attività e del loro rapporto con la clientela.
Va sostenuta la dimensione nazionale ed internazionale dell’istituzione e della sua attività; per questo si devono curare relazioni con altri musei e strutture legate alla moda o all'arte decorativa, dal Centro Studi di Storia del Tessuto e del Costume di Venezia, al Museo del Costume di Prato e, in sede internazionale, dal Museo delle Arti Decorative di Praga al Victoria&Albert Museum di Londra, per non dimenticare il Gemente Museum dell'Aja.
Si deve sviluppare il lavoro per giungere alla firma di protocolli d'intesa che sanciscano i termini di una collaborazione finalizzata a studi, ricerche ma anche a mostre o altre iniziative che coinvolgono il pubblico.
In terzo luogo dovrà essere promossa fattivamente l’ampia riflessione di cui si è detto sul tema del cappello che costruisca i riferimenti con la moda e che incentivi il confronto tra il gusto artistico e i processi economici. Ciò potrà avvenire attraverso una testimonianza che dall'esterno affermi e valorizzi il portato che la Città ha espresso ed esprime nella produzione della sua storica manifattura e che – in senso inverso – proceda da Alessandria verso l'esterno con un proprio originale contributo al mondo del design.
Si deve operare per un coinvolgimento a livello nazionale di personalità varie e diverse nel campo del design, invitate a confrontarsi con il cappello. La sfida che tali personalità saranno chiamate a raccogliere – in incontri periodici - consiste nell'elaborare una propria visione e di porla al centro del confronto, con diversi interlocutori: produttori (anche non solo alessandrini), giornalisti, artisti, leader opinion, studiosi. Il portato complessivo di questa attività si trasformerà in un patrimonio di conoscenza e di pensiero che è destinato a produrre una conoscibilità nazionale ed internazionale di Alessandria che potrà essere sostenuta ed accresciuta con una attenta regia di comunicazione.
Nella direzione inversa – da Alessandria verso l'esterno – si possono indagare varie opportunità quale, ad esempio, la possibilità di organizzare un concorso sul cappello dedicato ai giovani artisti, stilisti e designer emergenti. In altri termini si ipotizza la possibilità di realizzare in futuro ad Alessandria un incontro internazionale dei più forti giovani talenti della moda mondiale, che potrà divenire annuale, creando una rete in continua crescita, intesa a sostenerne la creatività e ponendo le basi di un archivio “creative”, una collezione unica ideale che ripercorrerebbe l'evoluzione della moda nel cappello. Passato il 160° anniversario della nascita della fabbrica Borsalino, fondata nel 1857, l’obiettivo è celebrare i 170 anni con uno spirito diverso da quello che viviamo in questi giorni, con una serie di eventi in grado di segnare i significativi risultati che in questo periodo possiamo, insieme, raggiungere. In questi dieci anni che ci separano dal 2027 si può e si deve ridisegnare Alessandrina, città che sta uscendo dal primo difficile periodo post dissesto e ha dimostrato di avere le risorse per poter guardare avanti.

Gestione: verso la Fondazione?
Nel protocollo d’intesa firmato con la Regione Piemonte, il Comune si impegna all’istituzione di una Fondazione per la Cultura, che comprende tutti i musei di Alessandrina e il Teatro comunale con l’obiettivo di valorizzare e promuovere il patrimonio cittadino e definire insieme alle Istituzioni del territorio un progetto complessivo di gestione e programmazione culturale che sia capace di attrarre investimenti privati.
Vista la sua duttilità si potrebbe valutare l’istituzione di una “Fondazione di partecipazione”, capace di coniugare l’aspetto personale tipico delle Associazioni e l’aspetto patrimoniale. Avendo una struttura aperta, permette da un lato una fattiva collaborazione all’interno dello stesso istituto fra soggetti pubblici e privati e, dall’altro, l’aggregazione di privati cittadini che diventano ‘soci’ della Fondazione. Questa partecipazione potrebbe essere definita come una sorta di “azionariato diffuso culturale”.

mercoledì 20 dicembre 2017

Il giorno dello Chagall

di Giorgio Abonante
 Che cosa sia davvero un progetto culturale è un tema su cui si è dibattuto, troppo poco forse, in campagna elettorale. Vero è che nessuno su questi argomenti può vendere verità assolute, ma altrettanto vero è che un senso a quello che si fa dovrebbe essere sempre dettato. Almeno abbozzato. Non voglio addentrarmi nelle diverse letture che nella storia sono state date al rapporto cultura/economia. Tuttavia sarebbe bene che si tornasse a parlare di questi temi, nella nostra città, anche correndo il rischio di apparire noiosi o fuori dal mondo, anche se nel mondo in realtà di queste cose si discute eccome. Con il risultato poi di avere meno ragioni di stracciarsi le vesti di fronte agli eventuali tristi destini di marchi storici tradizionali. Con responsabilità per tutti, nessuno escluso.
Cultura ed economia sono legate. Ma, più la cultura è in grado di rendersi autonoma e indipendente, di legarsi alle vocazioni territoriali per esaltarle, rinnovarle, cambiarle anche, più il processo di crescita della comunità di riferimento ne trae benefici, anche in termini di sviluppo complessivo del tessuto sociale ed economico.
Di queste cose non parliamo mai, forse se ne parlava una volta, non lo so. Certo è che da altre parti si ragiona su questi temi. Se a Pavia hanno organizzato I Longobardi un motivo c’è e l’hanno analizzato e dibattuto in tre anni di lavoro prima di offrire una mostra che ha avuto un successo straordinario ricollocando la città nel panorama culturale e turistico non solo del nord Italia. Se in Sardegna lavorano da anni sulla civiltà nuragica e sul Mediterraneo come snodo di popoli e culture anche qui un altro motivo c’è, e sta nella necessità di uscire dall’isolamento, riaffermare un’identità culturale e aprirla ad una dimensione ampia di rapporti che supera i confini nazionali. Partire da quel che si ha per affermare qualcosa di diverso, per aggiungere valore, per determinare un posizionamento delle città, una rete di relazioni urbane ed extraurbane, una proposta che offra prospettiva sia in termini di coscienza collettiva che di rilancio sociale ed economico del territorio.
Spiegateci per favore il senso di Chagall ad Alessandria, dello sfacciato sponsor Iren, di questo essere periferici a tutto, addirittura ad Acqui Terme (con tutto il rispetto per Acqui alla quale dovremmo legarci ma con progetti di respiro profondo), spiegateci il nesso fra le vocazioni alessandrine e Chagall, diteci qualcosa per favore.
Tardivamente, ragionammo con i direttori dei musei italiani (e non solo) dedicati al tessile sulla prospettiva del Museo Borsalino e sui legami possibili con la moda italiana oggi, sugli interessi convergenti fra marchio, giovani stilisti, oro di Valenza, filiera del lusso, tema complesso e tutto da verificare sotto molti punti di vista. Era aprile 2017. Era campagna elettorale? Forse anche. Ma esprimeva la necessità di iniziare a scrivere un progetto di lungo periodo per una città che se continua a ragionare al ribasso è destinata a perdere ulteriori posizioni. Nessuno incolpa nessuno sulla vicenda Borsalino, sia chiaro, non voglio strumentalizzazioni, né in un senso, né nell’altro. Vale come esempio. Ma se vogliamo invertire la rotta ed evitare di soffrire di altre situazioni simili occorre svegliarsi. Tutti, ad ogni livello istituzionale, parlamentari compresi, noi idem, io compreso.
E questo è pure il senso del nostro voto contrario sul Documento Unico di Programmazione proposto dalla Giunta ieri in consiglio comunale. Un documento in cui non c’è l’ordine di priorità, in cui non si percepisce un’anima. In cui non c’è un disegno su come riconnettere Alessandria ai corridoi territoriali che contano. A colpi di “normalizzazione”, termine di moda a Palazzo Rosso, non si va distanti. E lo diciamo noi che siamo stati costretti e abbiamo scelto di lavorare cinque anni per riportare normalità da quelle parti. E abbiamo perso. Lo diremo fino alla noia ai “normalizzatori” di Palazzo Rosso: ragioniamo assieme su un progetto di prospettiva, noi siamo a disposizione. Non alle condizioni che ci avete offerto in questi confusi sei mesi.

martedì 28 novembre 2017

“Federalismo Comunale” : così si risponde a Salvini e Molinari. By Domenico Ravetti


Mentre preparo la relazione per il DL. 263 che consentirà dal 1 gennaio 2018 l’istituzione del nuovo comune di Alluvioni Piovera leggo che in Alessandria Matteo Salvini e Riccardo Molinari presenteranno il Comitato Referendario “Piemonte Autonomo”.  Utilizzo le loro d si tratta di uno strumento necessario per far fronte al continuo silenzio delle istituzioni regionali in merito alla richiesta di un referendum che permetta ai cittadini piemontesi di decidere per l’autonomia della propria terra. Vogliamo che siano i Piemontesi a poter decidere del loro futuro e per farlo serve l’approvazione in tempi rapidi di una legge che permetta il referendum! “.
dichiarazioni comprese nel virgolettato per capire di cosa stiamo parlando “
Se l’iniziativa non include elementi beceri di quel poveraccio secessionismo ma allude ad un nuovo dibattito che scardina l’idea del neo centralismo, praticato nei fatti da più di un ventennio, allora credo sia arrivato il momento di confrontarci. Io non ho cambiato idea e dico che questa vicenda merita attenzione e rispetto. Rifletto ad alta voce, così come ho fatto qualche mese fa sull’iniziativa politica di Roberto Maroni e Luca Zaia con il referendum per l’autonomia fiscale della Lombardia e del Veneto.
E medesimi pensieri ho espresso per l’impegno del presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini che ha avviato un negoziato con il Governo ai fini dell’intesa prevista dall’articolo 116, comma terzo, della Costituzione, che consente l’attribuzione alle Regioni a statuto ordinario di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Non possiamo da sinistra rubricare sotto voci sbagliate un tema che rimette al centro dell’azione politica la questione irrisolta del Federalismo e delle Autonomie Locali.
Andiamo con ordine. I Comuni, soprattutto i più piccoli, hanno pagato un prezzo rilevante per ridurre il debito pubblico della Nazione. Negli anni è capitato che la stessa mano, pur con colorazioni politiche diverse, ha applicato “tagli” poderosi ai trasferimenti dello Stato verso le Autonomie Locali mettendo a dura prova gli Amministratori nel mantenere inalterata la qualità dei servizi. E i servizi nei Comuni sono i Diritti che determinano la qualità della vita dei cittadini: scuole, trasporti, rifiuti, politiche sociali. Quei tagli sono stati applicati in un campo di continui stravolgimenti delle regole ai limiti dell’interpretazione individuale delle norme da applicare, norme che di mese in mese hanno determinato solo confusione. Ma l’Italia è l’Italia dei Comuni, della bellezza dei suoi borghi antichi, l’Italia è l’Italia delle comunità solidali che si organizzano democraticamente attorno al Palazzo del Sindaco con reti sociali inclusive e idee per lo sviluppo dei territori. Quei Palazzi, quei Sindaci e quei Consiglieri Comunali sono le articolazioni dello Stato più vicine alla nostra popolazione che meritano più fiducia e più autonomia finanziaria e decisionale proprio per il bene dei territori che amministrano. Negli anni della “riforma incompiuta” delle Province è arrivato il tempo per un nuovo patto per definire il paniere dei servizi da affidare ai Comuni con certezze circa le coperture dei costi che non possono dipendere dai trasferimenti statali ma dall’autonomia fiscale. Per scrivere il Futuro dobbiamo tornare ai principi del Federalismo Comunale con profili solidali (e con chiarezza sulle competenze) consapevoli che per alcuni servizi gli ambiti territoriali ottimali per produrre efficacia ed efficienza non potranno essere quelli delle mura antiche d’ogni paese. Forse è in questo contesto sovracomunale che potremo trovare un ruolo alle Province salvate dal No al Referendum del dicembre scorso.
 Ed è in questo contesto che può trovare le sue ragioni l’iniziativa di Molinari e Salvini che fa il paio con quella di Zaia, Maroni e Bonaccini. Altrimenti rischia d’essere un’iniziativa velleitaria che rafforza un tratto delle componenti politiche del centro destra ma che non risolve un solo problema ai cittadini.

 Ravetti, consigliere regionale Piemonte 

mercoledì 15 novembre 2017

A proposito di Alessandria-Milano. di Angelo Marinoni

La 

L’Amministrazione alessandrina sta promuovendo incontri per migliorare i collegamenti con Milano, sostenendo che quelli attuali  siano scarsi e poco efficaci. Ritengo sia opportuna una disamina veloce e particolare della situazione per non incorrere in iniziative poco solide nel merito e nei contenuti. Alessandria é capolinea di 3 linee Trenord, (Milano Centrale, Milano Porta Genova e Pavia), è quindi un vertice significativo del sistema ferroviario lombardo; ciò  nonostante Alessandria non compare fra le destinazioni delle biglietterie automatiche Trenord come non è acquistabile nelle rivendite autorizzate Trenord,  ad Alessandria e Milano ci sono le biglietterie Trenitalia, ma persino a Porta Genova, che é una stazione comoda e centrale sulla M2, fare il biglietto può essere un problema. La cosa più semplice e più ignorata, ma fondamentale,  è far rientrare Alessandria nella rete tariffaria lombarda e quindi “bigliettabile” ovunque. Il sistema tariffario lombardo è efficace e integrato con tutti i servizi complementari urbani e provinciali lombardi, il solo esserci sarebbe uno strumento indispensabile e potente di sviluppo del bacino alessandrino.

Altro aspetto è proprio il fatto che le linee lombarde che convergono ad Alessandria sono di competenza lombarda e quindi con regione Lombardia bisogna interfacciarsi, altrimenti rimane un discorso inter nos. Allo stesso tavolo devono sedere Regione Lombardia e Regione Piemonte per trovare una strategia comune come ottenuto a Casale Monferrato il cui protocollo di riapertura delle linee per Vetcelli e Mortara verrà firmato il 20 novembre.

Come velocizzazione degli orari sulla linea verso Milano Centrale si può far poco, le tracce non possono essere velocizzate senza potenziamenti infrastrutturali come il quadruplicamento della Tortona – Voghera, gia’ presente fra le opere accessorie al Terzo Valico.

Attualmente l’offerta della linea Alessandria – Milano Centrale si compone di un cadenzamento biorario con buco vistoso al mattino fra le 7 e le 12. I treni diretti partono alle 5.11, 7.08, 12.11, 13.11, 15.11, 17.11, 19.11 e da Milano Centrale altrettante corse, nelle restanti ore ci si deve affidare al cambio a Tortona a Voghera, abbastanza efficace: uno scenario senz’altro migliorabile, ma un punto di partenza migliore di altri. Diverso per Milano Porta Genova dove a parte i diretti in partenza da Alessandria alle 7.27 e da Milano alle 17.53 esistono solo altre 3 coppie dirette in orario pendolare e molto lente.

Si deve considerare che gli 88 km della linea Alessandria – Milano Porta Genova possono essere, invece, percorsi in 60 minuti e oltre a garantirsi una coppia al mattino in più, per esempio alle 9.11 per Milano Centrale, occorrerebbe accodarsi ai comitati locali o meglio organizzare un tavolo tecnico per il completamento del raddoppio fra Mortara e Milano Porta Genova e conseguentemente una ristrutturazione della y Alessandria – Milano Porta Genova / Novara che ne sviluppi le forti potenzialità attraverso un nuovo orario cadenzato su tutto lo sviluppo della linea.

Punto successivo non trascurabile e il ruolo monco di hub della stazione di Alessandria, che, va ricordato, deve parte significativa del suo traffico al sistema regionale lombardo, pur non facendo parte, va ripetuto del suo sistema tariffario.

La stazione di Alessandria ha un vistoso problema di accessibilità che è strettamente legato a ogni potenziamento dell’offerta ferroviaria se non all’offerta stessa: non è solo un problema di parcheggi per pendolari, ma un problema di impiego razionale delle aree adiacenti il fabbricato viaggiatori.

L’assenza di una autostazione, che andrebbe realizzata nell’area metropark visto che meno di dieci anni fa si lascio’ andare in malora la splendida prospettiva “autozug e autoslaap”, rende l’interscambio modale fra sistemi di trasporto complesso trasformando il poderoso sistema di trasporto automobilistico provinciale un gigante zoppo. A questo proposito va citato il fatto che il bacino alessandrino non ha, fra i pochi, nemmeno in prospettiva l’integrazione tariffaria fra i servizi di trasporto.

Va razionalizzata l’area prospiciente il fabbricato viaggiatori che, solitamente, è un tripudio di frecce di stazionamento, auto in ennesima fila e concerti di clacsoni bitonali e ovviamente riaffrontato e risolto il problema del parcheggio Tiziano. Non avendo questa amministrazione il problema del riequilibrio finanziario e quindi tutto il mandato a disposizione è possibile che questi temi possano essere affrontati, sicuramente è un fatto positivo che l’amministrazione voglia affrontare la connessione ferroviaria del capoluogo alla rete nazionale. È però opportuno che questo tema venga affrontato in maniera più matura e complessiva non limitandosi a un generico lamento su un collegamento peraltro garantito da un’altra regione.

Il contesto potrebbe essere ampliato con la richiesta di prolungare qualche freccia bianca Roma – Genova ad Alessandria reinserendo il bacino alessandrino nella linea tirrenica, come andrebbero ripreso il servizio diretto verso l’Emilia maldestramente soppresso dalla giunta Cota con sua funesta ristrutturazione del servizio regionale che, per fortuna, è in via di superamento.

Gli argomenti sono molti ed è auspicabile che il sistema ferroviario diventi una priorità di tutte le amministrazioni.


sabato 28 ottobre 2017

Il programma di mandato del centro destra in Alessandria. Appunti e considerazioni critiche in corso di viaggio ( consiglio comunale) con Giorgio Abonante

La Premessa (fotografia impietosa di Alessandria, a mio avviso esagerata per quanto i problemi siano tanti) sembra aprire ad un forte programma di interventi, di Governo, invece…


Pare il Programma di Mandato di una città appena uscita dalla guerra… ma se questo è ciò che pensate uno si aspetterebbe di vedere, a seguire, un corposo programma di riforma dell’Ente e di ridisegno complessivo di Alessandria… invece l’approccio è debole. Il malato è grave ma gli si dà un’aspirina.

Dal programma di mandato non emerge quale vocazione vedete nel medio lungo periodo per Alessandria.

C’è un passaggio dell’amministrazione Fabbio che non criticai mai e fu il Piano strategico. Aveva un senso: redigere schede progettuali con le forze sociali ed economiche alessandrine per preparare Alessandria alle opportunità che il futuro avrebbe offerto. E ha portato buoni risultati, assieme all’impegno dell’Amministrazione Rossa, come dimostra la capacità che ha avuto il Comune nel tempo di non perdere buoni treni come il finanziamento della Cittadella e il bando periferie sull’asse urbano est.

Del resto la Torino post industriale che si riqualifica nel nuovo millennio nasce da processi di pianificazione strategica, Cuneo idem, e così per molte altre città… nella seconda metà del mandato amministrativo scorso istituimmo un’unità di progetto per dare seguito all’approccio strategico, unità di progetto che ha già dato risultati buoni per esempio nel confronto con gli attori istituzionali interessati dal percorso di programmazione degli interventi in Cittadella. Rafforzatela, può essere d’aiuto.

Avete fatto una fotografia drammatica della realtà alessandrina, a maggior ragione avreste dovuto prospettare una cura, sotto la forma di un progetto ambizioso e credibile.

I programmi di mandato 2007 – 2012 e 2012 – 2017 avevano linee guida chiare. Fabbio puntava sullo sviluppo della città verso Valenza e sul “Comune leggero”, noi avevamo come obiettivi da raggiungere il risanamento e l’apertura/riorganizzazione del sistema Comune. Piaccia o non piaccia i testi esprimevano approcci chiari. Nel vostro documento invece non si riesce a cogliere un indirizzo di riferimento.

Un testo, il PdM, che rimanda al Documento Unico di Programmazione che doveva essere approvato nei 120 gg dopo l’insediamento del nuovo Sindaco… e invece del DUP non abbiamo notizia. Vedremo. Pare che la trasparenza e la partecipazione fossero termini buoni solo per il periodo elettorale. Oggi rimane l’esercizio retorico e nulla di serio. Come per la vicenda del nuovo coordinatore dell’ufficio di Gabinetto, la competizione c’è stata, sicuro, ma non tra i curricula presentati dagli ingenui malcapitati ma tra quelli che ambivano al posto e non sono riusciti a spuntarla… è stata una battaglia tutta interna alla Lega Nord , null’altro… trasparenza… vogliamo trasparenza sostanziale, non di facciata, poi partecipazione non retorica e soprattutto Governo, quel governo che i cittadini meritano di avere e che oggi non hanno, visto che non apparite come una maggioranza coesa

La guida delle Partecipate è assente. Linee di indirizzo sulle società annunciate per fine settembre ma siamo ancora fermi alla lettera in cui l’amministrazione intima ai CdA delle partecipate di fare ordinaria amministrazione e basta… ma sono passati mesi e non si può rimanere sospesi in eterno…

Trasparenza, partecipazione e governo: se si vuole dare forma e sostanza a quel Comune aperto a cui tutti dicono di tendere occorre praticarli questi prinicipi, non solo proclamarli.

– il Piano della Mobilità che è rimasto in pubblicazione fino al 15 settembre ha prodotto osservazioni? Sì, no, come intendete portarlo avanti? Si riaprano i termini se ritenete di dovere coinvolgere di più i cittadini…

– sulla Valfré, siamo vicini ad una delle più grosse operazioni di ridisegno urbano che Alessandria abbia vissuto negli ultimi anni ma il Demanio agisce ignorando il Comune o è il Comune che si cucina la partita tra pochi addetti ai lavori?

La trasparenza non è solo mandare in diretta il Consiglio comunale o avere un albo pretorio che spara delibere a raffica, la trasparenza è soprattutto coinvolgimento dei portatori di interesse nei processi di trasformazione urbana, economica e sociale che la città vive. Non è l’ossessione della forma ad avvicinare i cittadini al Comune, ma i processi amministrativi visibili e tracciabili al servizio dei contenuti e di chi si interessa al bene comune.

Si parla genericamente di rigenerazione nel testo che ci avete proposto ma non sappiamo come vogliate promuoverla: in che aree, come…

Non abbiamo indicazioni sul percorso di riapertura del Teatro, e nemmeno sulla grande opportunità offerta dai fondi CIPE e POR FESR sulla Cittadella.

Parlate di rigenerazione ma banalizzate l’avvenuta riapertura delle sale Zandrino e Ferrero ignorando l’importanza che questa novità ha avuto nel disegno di riqualificazione dei Giardini Pubblici, anche in termini di sicurezza urbana.

Parlate di rigenerazione ma non avete ancora dato un’indicazione chiara sul parcheggio sotterraneo in piazza Garibaldi. Torna invece, a sorpresa, peraltro in modo vago, l’idea di un parcheggio in piazza della Libertà, poi cassato come refuso (strana cosa)… un fulmine a ciel sereno che crea una contraddizione nel momento in cui sostenete pure la necessità di strutturare un sistema di parcheggi a corona: vedete il centro come motore di socialità o come linea di attraversamento a disposizione di qualunque mezzo di trasporto? Che visione urbanistica avete?

Sulla macrostruttura e sull’organizzazione degli uffici… A che tipo di riassetto pensate per questo Comune? Alleggerite o pensate davvero, per esempio, di internalizzare i tributi minori? Riconosco su questo tema un passaggio chiaro e comprensibile, uno dei pochissimi del vostro programma di mandato: esternalizzazione dei servizi cimiteriali. Vedremo.

Sulle partecipate, linee di indirizzo e piani industriali, per adesso non se ne vede l’ombra eppure parlate liberamente sui giornali di rapporti con IREN… sono scelte che devono fare passaggi precisi e, appunto, trasparenti…

Ma, su tutto aleggia lo spettro di un sistema che sembra l’opposto di quel che dovrebbe essere. Noi vorremmo avere un rapporto sano, chiaro e dialettico in quest’aula, ma non sappiamo quale sia l’interlocutore… rispettiamo il Sindaco per il ruolo che ha e per l’esperienza che si è fatto nelle istituzioni, ma lo vediamo stretto dai troppi gruppi e gruppetti che popolano la maggioranza, dovrebbe essere la guida e invece sembra preso più che altro da uno sfiancante lavoro da arbitro di troppe fazioni in gara…

Aspettavamo il Documento Unico di Programmazione, atto fondamentale di raccordo fra dimensione politica e tecnica… ma non c’è… quando lo porterete in aula? Se aspettate la nuova macrostruttura, non lo vedremo prima del 2018, e un anno a quel punto sarà già passato. Oggi comprendiamo l’impossibilità di redigerlo e presentarcelo, visto che manca addirittura il programma di mandato, la sua premessa fondamentale…

Sono palesi le divisioni nelle quali vi dibattete.

A noi interessa discutere di futuro, di Nuovo Ospedale, della Valfrè, di ricerca e sviluppo da insediare in Cittadella o dove volete voi, del Nuovo Tribunale, del futuro del sistema rifiuti dopo le difficili vicende di Aral, degli immobili pubblici in città e dei possibili legami con SVIAL e Valorial, dello scalo merci (sparito) e delle interlocuzioni con RFI, della riqualificazione dei lungofiumi (sparita), della presenza dell’UPO e del POLI in relazione allo sviluppo della ricerca nei settori che hanno più prospettiva, di un nuovo modello urbano (PUMS? …sparito), del rilancio del marchio Borsalino nel mondo e del sostegno che possiamo dare ai suoi nuovi investitori (Borsalino, termine sparito, pure questo, dal testo base), di una nuova e unica forma di gestione per i musei cittadini, del rilancio della Fraschetta e della zona attorno alla Solvay e all’area ex zuccherificio, vorremmo capire se vi interessa ancora l’infrastruttura teleriscaldamento… un programma di mandato pieno di ingombranti fantasmi.

Fateci discutere di qualcosa, diteci se siete un interlocutore solido o se siete ancora alla ricerca della coesione necessaria per affrontare cinque anni così intensi. La città ha bisogno di sapere chi siete.

Non partecipiamo al voto (e non abbiamo presentato proposte di modifica) perché riteniamo il Programma di mandato non emendabile. Per due ragioni, una di forma e l’altra di sostanza:

– sulla forma, il testo è la trasformazione in documento amministrativo del programma elettorale del Sindaco, esposto al Consiglio comunale che sugli aspetti generali e strategici che caratterizzano tale proposta si confronta. Ma senza poter cambiare un testo che gode di legittimazione diretta. Il fatto che sia stato massacrato da decine di emendamenti, anche di maggioranza, la dice lunga sul quadro di governo oggi alla guida di Alessandria.

– sulla sostanza, pur apprezzando per certi versi il pragmatismo di fondo, e comunque rispettando l’elaborato per quel che rappresenta, riteniamo che il Sindaco abbia esagerato sul basso profilo del documento, un testo che dice troppo poco, soprattutto in relazione alle premesse, e non offre suggestioni in grado di creare terreno fertile per il futuro di Alessandria. Più che da emendare sarebbe stato da riscrivere.

giovedì 5 ottobre 2017

FALSA PARTENZA . by Giorgio Abonante


Si sprecano da ore le battute sul nome e cognome che darà volto alla figura delineata dal bando appena pubblicato dal Comune. Ma non si vive bene con i pregiudizi quindi si aspetta prima di giudicare. Peraltro, scegliendosi il Capo di Gabinetto, ci sarà poco da dire sulla valutazione che farà il Sindaco (mentre sulle procedure adottate... vedremo). Non c'è bisogno invece di altro tempo per dire che la scelta di spendere svariate decine di migliaia di euro per assumere una figura sostanzialmente superflua in una struttura carente in tutti gli uffici strategici sia un errore. In altri termini, due mesi di campagna di elettorale a sentirci dire che la priorità è la sicurezza poi si bruciano gli spazi di spesa per il personale con l'assunzione di una figura oggi assolutamente marginale per le priorità che l'ente ha, note a tutti. Per non dire di tutti gli altri uffici in cui ci sarebbe bisogno di nuovi innesti. Non si inizia così la prima fase post dissesto. Il messaggio comunque è chiaro: si preferisce strutturare lo staff politico invece che intervenire a piedi uniti sulle carenze della pianta organica, detta alla vecchia maniera.